Cause di Nullità Matrimoniale

Nonostante nel parlar comune si usi spesso l’espressione “annullamento di matrimonio” riferendosi al processo di nullità matrimoniale, la Chiesa non riconosce l’istituto dell’annullamento di matrimonio. Il matrimonio, chiunque l’abbia contratto, non può essere annullato. In altre parole: un matrimonio valido non può divenire successivamente nullo per intervento di fatti seguenti alle nozze e/o per volontà di un’Autorità esterna. La validità di un matrimonio, infatti, coincide con la validità del consenso delle parti espresso al momento della celebrazione. Tutto ciò che è successo prima o dopo tale data servirà eventualmente come prova a favore o contro la pretesa nullità. L’Autorità ecclesiastica, rappresentata nel processo dal giudice, non è quindi libera di concedere “graziosamente” l’annullamento, come se fosse un atto dipendente dalla sua benevolenza o misericordia, dalla sua sollecitudine pastorale o dall’empatia.

Il processo di nullità del matrimonio

Il processo di “nullità di matrimonio” ha lo scopo rendere manifesta pubblicamente la Verità. Il matrimonio, infatti, può essere nullo, e quindi invalido ab origine (dalle nozze), per una serie tassativa di motivazioni indicate nel Codice di Diritto Canonico: incapacità di uno o entrambi i contraenti (per immaturità psico-affettiva, disturbo dipendente, tossicodipendenza, disturbo ossessivo-compulsivo, ecc.), esclusione della indissolubilità di matrimonio (e quindi volontà di ricorrere al divorzio), esclusione della prole, esclusione della fedeltà coniugale, esclusione del bonumconiugum (e cioè di un rapporto paritario tra coniugi), per costrizione, dolo, errore, ignoranza, condizione, impotenza, difetto di forma canonica ecc.

Il processo di nullità di matrimonio è un vero processo. Dopo la richiesta dell’attore (libello), infatti, c’è un’istruttoria con l’audizione delle parti, dei testimoni e, se necessario, anche una perizia. A questa fase segue quella dibattimentale con le memorie degli avvocati (restrictus) e del Difensore del Vincolo (animadversiones) a cui seguono le risposte. Ed infine è emanata la sentenza da un collegio di 3 giudici.

La natura della sentenza esecutiva

La sentenza affermativa, emessa dal tribunale di primo grado, ad esempio il tribunale del Vicariato di Roma o altro tribunale diocesano, interdiocesano o regionale, è esecutiva, cioè produce i suoi effetti, in primis la possibilità di risposarsi in chiesa, a meno che la parte soccombente non proponga appello entro quindici giorni al tribunale superiore, sia esso la Rota Romana o altro il tribunale competente. La sentenza affermativa in secondo grado, proposta a seguito di appello e che confermi altra sentenza affermativa, è esecutiva e non più impugnabile se non con i mezzi straordinari della querela nullitatis e della nova causae propositio. Similmente la sentenza affermativa emessa in terza istanza dalla Rota Romana. La sentenza di dichiarazione di nullità di matrimonio, che permette quindi alle parti di risposarsi in chiesa, può, a determinate condizioni, essere delibata dal giudice civile sostituendo così il divorzio, ma non intacca i diritti e i doveri di assistenza originati tra le parti.

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